Inverno a Viverone

Dal molo di Masseria, dirigo attorno a me lo sguardo: in ogni direzione, vedo imponenti montagne innevate. Un vero e proprio cerchio, formato da questi silenziosi giganti coperti di neve, sembra avvolgere il lago di Viverone. Questo particolare specchio d’acqua, la cui profondità non supera i 70 metri, in primavera ed estate, diventa meta ordinaria per gli amanti della vela, per i pescatori o per chi, magari, vuole solo prendere il sole sulle sue rive. A Nord del lago, si trova una zona urbanizzata con alberghi, camping e spiagge attrezzate; inoltre, le sponde sono state colonizzate in diversi punti dall’uomo, che con le sue colate di cemento ha ricoperto zone un tempo rivestite solamente dalla vegetazione. In inverno, però, quando si arriva in prossimità del lago, e dall’alto di una collina ci si ferma ad osservare il grande specchio d’acqua, la sensazione che si prova è ben differente. Spesso avvolta da una sottile nebbiolina, la superficie del lago è appena visibile: le case sulle rive, mute e discrete presenze, non disturbano la vista. Poche barche, rigorosamente non a motore, si muovono lente sull’acqua immobile. La vita sembra essersi fermata.

bosco di latifoglie a viverone

Uno dei posti migliori da cui godersi lo spettacolo del sole che fa capolino dalle colline e illumina a poco a poco i tanti paesi attorno al lago è proprio il molo di Masseria. Lì, ogni mattina nella stagione fredda, è facile incontrare particolari individui della specie Homo sapiens, che si radunano per un rituale molto speciale: sono birdwatchers. Muniti di binocoli, macchine fotografiche e cannocchiali, squadrano attentamente ogni centimentro quadrato del lago, alla ricerca di anatre,  folaghe, svassi e gabbiani: tutti questi uccelli, fortemente attratti dalla fauna ittica (abbondanti vivono sotto la superficie coregoni, persici, tinche, lucci e pesci gatto), scelgono infatti Viverone come luogo per svernare. La sua collocazione è strategica per i migratori: subito dopo aver attraversato le insidiose vette delle Alpi, i volatili trovano qui un sito perfetto per riposarsi, per rifocillarsi e sostare. Inoltre, il lago di Viverone è precluso all’attività venatoria, cosa purtroppo sempre più rara nel nostro Paese. Gli uccelli acquatici, in special modo da metà dicembre a fine febbraio, si ritrovano numerosi in questo bacino lacustre: i numeri parlano chiaro. Negli ultimi venti anni è stata riscontrata la presenza di ben 26 diverse specie di oche e anatre.

svasso piccolo

Appena a due passi dal piccolo abitato di Masseria, una stretta stradina conduce a bordo lago: con il sole alle spalle, di primo mattino è possibile fare piacevoli osservazioni. Rimanendo qualche minuto seduti sul molo, possibilmente accompagnati da un fedele thermos di tè caldo, è facile vedere svassi maggiori, folaghe, gabbiani comuni e gallinelle d’acqua a pochi metri di distanza.

folaga, coot

Nonostante anche le specie più comuni possano rappresentare motivo di interesse, la maggioranza delle persone che viene qui è alla ricerca di qualcosa di più: le rarità. Il lago di Viverone, infatti, è famoso tra i birdwatchers italiani, poiché permette a chi non ha occasione di viaggiare fuori dal Bel Paese, di incontrare specie di solito presenti a ben altre latitudini. Certo, ci vuole pazienza e sicuramente una buona dose di fortuna, ma concedendovi un paio di uscite ogni inverno, il lago vi riserverà sicuramente qualche bella sorpresa.

Alcune anatre, come lo smergo maggiore, che solitamente è annoverato tra gli svernanti con 3 o 4 esemplari ogni anno, si rivelano abbastanza confidenti. Si accompagnano spesso a gruppi numerosi di germani reali, specie che raggiunge i circa 2500 esemplari nel periodo che va da Dicembre a Febbraio, e non disdegnano un comodo pasto offerto dai turisti in riva al lago.

smergo maggiore femmina

Purtroppo, cosa che in troppi ancora non sanno, il pane non è certo l’alimento più adatto per lo stomaco di questi uccelli. Attratti dal lauto e facile pasto, i voraci acquatici si gettano a capofitto nella contesa per un tozzo di pane: ingoiano senza conoscere le conseguenze del gesto. La mollica delle pagnotte, gonfiata a dismisura dall’acqua ingerita dalle anatre, è in grado di provocare, all’interno del malcapitato pennuto, danni irreversibili, che possono portarlo alla morte.

Lasciata Masseria alle spalle, la tappa seguente del periplo del lago ci porta a Punta Cuni: attraversato un bosco di latifoglie, si arriva ai margini di un canneto, abitato da timidi tarabusi e litigiose folaghe. Punta Cuni è rinomata per i numerosi avvistamenti di quattrocchi e pesciaiole, schive anatre tuffatrici il cui habitat prediletto sono i laghi del Nord Europa.

quattrocchi femmina

Nelle giornate più terse, da qui è ben visibile il centro lago, dove si rifugiano i visitatori più rari: strolaga minore e strolaga mezzana. La prima nidifica in Finlandia, Norvegia e Islanda, mentre la seconda ha spinto il suo areale di nidificazione ancora più a est, nella tundra russa. Moretta e moriglione sono le anatre tuffatrici più facili da avvistare: a seconda degli inverni, scelgono di sostare al lago fino a 600 individui delle due specie.
Nel pomeriggio, è infine d’obbligo una visita al lido di Anzasco. Lasciata l’auto in un comodo parcheggio, si ha la possibilità di percorrere diverse centinaia di metri sulla riva. Tra i vocianti gabbiani, i birders più attenti ed esperti possono scorgere esemplari solitari di gabbianello, minuto laride caratterizzato dal sottoala totalmente nero.

gabbiano comune

Per quanto concerne la presenza degli svassi, Anzasco è un posto unico: attorno al suo molo, infatti, sono state osservate tutte cinque le specie presenti in Europa di questi strani volatili, più adattati al nuoto che al volo.

svasso maggiore

E’ un vero privilegio poter assistere alla pesca dello svasso maggiore, che in inverno può raggiungere i 300 esemplari svernanti, alle continue immersioni del timido svasso piccolo e del tuffetto.

svasso piccolo

Lo svasso collorosso, insieme allo svasso cornuto, è la specie più ardua da avvistare: la ricerca di un singolo esemplare, su un’area estremamente estesa, può sembrare impossibile. Eppure può capitare che, rimanendo qualche ora seduti su una panchina a chiacchierare, oppure divertendosi a immortalare le evoluzioni aeree dei gabbiani, si riesca a scorgere, tra le barche ancorate nell’acqua bassa, l’inconfondibile profilo dello svasso cornuto, o l’elegante silhouette del suo parente collorosso.

svasso cornuto

A fine giornata, seduti comodi in un bar di Viverone a bere una cioccolata calda, sentirete dentro di voi un senso di pace e tranquillità che solo un luogo magico come questo vi può regalare. Alzate gli occhi e guardate fuori dalla finestra: forse riuscirete a vedere l’ultimo raggio di sole infrangersi sulla superficie quieta del lago, prima che sparisca definitivamente dietro al profilo autorevole del Monviso...

monviso