Natural Photographer and Natural Photography
All'amico Bruno Vaschetti, e a tutta la sua famiglia: che il loro amore per le creature alate possa essere un esempio per tanti, come lo è stato per me.
16 Maggio. Le nuvole, che nella notte hanno scaricato la loro furia sotto forma di pioggia e grandine, cominciano a diradarsi. Un venticello fresco fa ondeggiare le cime degli alberi, e un indistinto fruscio proveniente dalle fronde dei salici, scosse dalla brezza mattutina, rende la palude meno silenziosa. Immobile, con il becco ben nascosto tra le piume e gli occhi serrati, Himantopus siede sul nido. Ha resistito tutta la notte, fermo nella sua posizione, imperturbato: le tre uova che cova, alternandosi con la sua femmina, da ormai una ventina di giorni, sono intatte. E’ un cavaliere d’Italia ancora giovane, con due soli tentativi di nidificazione alle spalle, entrambi non andati a buon fine: la prima volta, era stata proprio una giornata di grandine intensa a distruggere le sue uova e le sue speranze di avere una progenie. L’anno seguente, invece, un’alluvione aveva innalzato improvvisamente il livello dell’acqua dello specchio d’acqua prescelto per la nidificazione. Lui e la sua partner, entrambi ancora inesperti, avevano costruito un nido troppo basso: non c’era abbastanza materiale per tenere all’asciutto le uova in caso di forti piogge. Ma quest’anno è diverso: la coppa di ramoscelli e detriti vegetali che protegge i suoi futuri pulcini è saldamente ancorata ad una radice che affiora dall’acqua, al sicuro da piene impreviste e, soprattutto, lui è più determinato che mai.
Finalmente i primi raggi di sole illuminano l’acquitrino, e Himantopus può aprire gli occhi. Si guarda attorno, si alza in piedi ed emette un verso acuto, per chiamare la sua compagna.
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In pochi secondi, un cavaliere d’Italia in volo si avvicina: è molto simile al maschio, ma la candidezza del capo, totalmente bianco, rendono questa femmina ancora più elegante del suo partner. E’ un momento magico. I due individui sono ora entrambi ritti sulle loro lunghe zampe rosse, vicinissimi. I loro becchi appuntiti sembrano sfiorarsi in un attimo di tenerezza, gli sguardi si incrociano. Mi piace pensare che si stiano salutando, che stiano rinnovando la promessa che si sono fatti molto tempo prima, un impegno a portare a termine la cova, una specie di giuramento stretto con la natura stessa e con la loro specie: dalla loro unione sarebbero nati nuovi cavalieri d’Italia, qualunque fossero state le fatiche da affronatare per raggiungere lo scopo.
Lo scambio sul nido è avvenuto. La femmina impiega alcuni secondi per sistemarsi in una posizione adatta. Tutt’intorno, molte altre coppie sono intente a compiere gli stessi gesti, in attesa della schiusa.
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Ognuna ha scelto un luogo con caratteristiche diverse per costruire il proprio nido: ci sono coppie che lo hanno installato su alghe galleggianti, alcune che lo hanno ancorato a ramoscelli secchi nell’acqua, altre hanno preferito creare una depressione poco profonda tra l’erba.
Una volpoca, seguita dai suoi cinque pulcini nati da pochi giorni, attraversa la palude nuotando nell’acqua bassa. Le grida di allarme risuonano numerose nella colonia di cavalieri: nonostante questo pacifico anatide non rappresenti un pericolo né per loro né per le uova, i trampolieri sembrano in preda al panico. Aprono le ali e le sbattono con violenza per intimidire gli intrusi.
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La volpoca accelera un poco l’andatura, ma i piccoli rimangono presto indietro. Un cavaliere si avvicina minaccioso al più lento del gruppo, lo pinza alla base del collo con il lungo becco e lo solleva lanciandolo letteralmente in aria! Il malcapitato atterra malamente e spaventato si mette a correre disperato verso la madre, che accorre in suo aiuto: con le ali spiegate e il collo dritto davanti a sé carica due cavalieri a testa bassa. Sono attimi molto concitati, ma dopo qualche accenno di scontro la grossa anatra si allontana e la calma torna a regnare sovrana in palude.

19 Maggio. Sono le cinque di sera, l’aria è afosa. Una strana agitazione serpeggia tra i cavalieri. In un paio di nidi, i genitori sembrano irrequieti: vanno e vengono, si alternano nella cova molto più spesso del solito, reagiscono con irritati schiamazzi ogniqualvolta un altro esemplare osa entrare nel loro territorio. Ad un tratto, Himantopus si alza: sotto il suo corpo, una delle tre uova è scossa da un fremito di vita. Il guscio è fratturato. E’ questione di un attimo, e il genitore si riaccomoda velocemente sul nido e vi resta per parecchie ore. Le altre coppie sanno che il momento è quasi giunto, la missione è quasi compiuta ma, oggi, ancora nessun piccolo cavaliere viene al mondo.
Un paio di cornacchie si posano sui rami degli ontani che circondano la zona umida: sono in cerca di uova e pulcini, di cui si cibano volentieri, ma non hanno fatto i conti con i cavalieri adulti, che coalizzati si lanciano all’inseguimento dei due corvidi. Le beccate piovono da tutte le parti, sembra che la palude intera si allei per scacciare questo ennesimo pericolo. Dopo aver messo le cornacchie in fuga, i cavalieri tornano a presidiare i loro nidi come sentinelle sull’attenti. Nemmeno l’ombra di una poiana proiettata sull’acqua li spaventa: la coesione del gruppo è tale che qualsiasi estraneo viene allontanato senza timore. Mi sovviene alla memoria il racconto di un fotografo, che era stato aggredito dal maschio di una coppia a cui aveva tentato di avvicinarsi troppo: “Veramente impavidi questi cavalieri” penso mentre la notte comincia a stendere il suo velo sulla palude e i suoi abitanti.
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21 Maggio. Sono passati due giorni dalla prima nascita in palude. Secondo i miei calcoli, a quest’ora dovrebbero essere decine i pulcini che pigolanti iniziano a muoversi a passi incerti. Appena il tempo di puntare il nido di Himantopus ed eccolo lì. Bellissimo, guarda dritto davanti a sé. Qualcosa spunta da sotto le piume del suo bianco petto: è il minuscolo becco di un pulcino!
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Si vede che è già cresciuto parecchio. Quando il cavaliere si solleva un poco, il piccolo rotola fuori dalla coppa di rametti che è stata la sua casa per quasi un mese. Piomba nell’acqua bassa in modo goffo, e si rialza a fatica, incitato dal genitore. Sono i suoi primi passi: barcollante ed impacciato, decide di compiere il periplo del nido. Immagino le mille sensazioni provate da quell’esserino nei pochi secondi di quella passeggiata avventurosa: il contatto delle zampine con l’acqua fresca, la vista di tanti colori, i rumori della palude che si riversano su di lui in un vortice tumultuoso! In un momento, il pulcino è di nuovo desideroso di tornare al caldo sotto l’ala protettrice del padre.
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Questa pacchia non potrà durare per sempre. Infatti, pochi minuti dopo, senza preavviso, Himantopus spicca il volo, lasciando il suo piccolo da solo. Il pulcino si guarda attorno un po’ spaesato, poi si abbassa nel nido per mimetizzarsi. A fargli compagnia nella depressione di ramoscelli, ci sono un uovo, che probabilemente non si schiuderà più, e un fratellino nato da pochissime ore. E’ ancora tutto bagnato: il piumino umido lo fa sembrare ancora più minuto. Ha gli occhi chiusi e non riesce ancora a sollevarsi sulle zampe.
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Che spettacolo unico! In un nido poco distante sono addirittura quattro i nuovi nati. Il padre si allontana di qualche metro, alla ricerca di qualcosa da mangiare. Con il loro becco altamente specializzato, i cavalieri d’Italia si cibano di invertebrati che vivono sotto il fango e sotto la sabbia. Aiutandosi anche con le zampe, con cui sondano e smuovono il fondale limaccioso, infilano il becco con precisione nell’acqua e al momento dell’emersione hanno quasi sempre una piccola preda intrappolata tra le fauci appuntite. Durante la breve assenza del genitore, i quattro pulcini si stringono l’un l’altro, infreddoliti.
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23 Maggio. Molti cavalieri stanno abbandonando la zona di nidificazione per spostare i piccoli in un’altra palude, più grande, dove c’è abbondanza di cibo e di ripari dai predatori che arrivano dal cielo. Guardando i nidi vuoti e abbandonati e ripenso con un po’ di malinconia alle mie osservazioni dei giorni passati. Per fortuna, a pochi metri da me, lui è ancora lì: Himantopus. Ce l’ha fatta. I suoi due pulcini crescono a vista d’occhio, forti e altezzosi come il padre. La famiglia è al completo in piedi sul nido: è giunta l’ora di lasciare il luogo natio.
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Himatopus fa due passi e poi si alza in volo. Riatterra a pochi metri di distanza, e chiama i due giovani. Non ancora pronti per la grande salto che li porterà a volare, i due pulcini si avviano, uno al fianco dell’altro, verso il genitore. Camminano sicuri ormai: si fermano solo un attimo, incuriositi da un insetto che si agita sulla superficie dell’acqua. Richiamati ancora da Himantopus, riprendono la loro marcia controvoglia, e poco dopo scompaiono alla mia vista.
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Un germano reale si aggira solitario per l’acquitrino, mentre il cannareccione intona il suo nostalgico canto, che si diffonde leggero nell’aria di Maggio, accompagnato dal bisbiglio monotono delle cannucce mosse da un soffio di vento. In lontananza, un fischio acuto, un fischio inconfondibile, fa rivivere nel mio cuore tutte le meravigliose immagini di questi giorni di primavera, vissuti in compagnia del più elegante dei trampolieri.
Le foto di questo articolo sono state scattate al Centro Cicogne e Anatidi di Racconigi